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Lo so bene che tra Il dire e il fare c'è di mezzo il mare ma credo anche che esistano tante possibilità per rendere quello di cui si parla più comprensibile a molti. Come? Attraverso azioni concrete.

Io credo che serva a tutti, me compresa, mettersi sempre in discussione e osservare la miriade di proposte in maniera critica cercando non la più in voga, cliccata, pubblicizzata ma quella che davvero risponde, in quel preciso momento della nostra vita, al nostro bisogno. Un bisogno prima di tutto di sapere, scoprire, imparare e poi ad un bisogno di essere aiutati in qualche modo a dare delle risposte che per molte ragioni fatichiamo a dare.

Le azioni concrete sono tantissime: un buon libro da leggere, una mostra da scoprire, un laboratorio al quale partecipare attivamente, un buon film/cartone da guardare insieme, uno spettacolo teatrale per immaginare.

Quindi penso proprio di fare così: ogni qualvolta che mi capiterà di affrontare con qualcuno una tematica rilevante racconterò qui cosa abbiamo fatto per rendere possibile la nostra traversata tra il dire ed il fare! 

Libri al femminile

E’ stata un’estate molto tranquilla la mia, arricchita da affetti e urla di bambini felici di trascorrere il loro tempo senza ritmi, rispondendo semplicemente ai loro bisogni primari.

E così ho avuto tempo per me e questo ha voluto dire poter leggere molto, più del solito, lasciando andare i pensieri anche verso nuove idee e progetti.

Mia suocera ha così pensato di regalare a tutte le donne della “tribù” una serie di libri che hanno come protagoniste altre donne, da leggere, condividere per poi chiacchierare e cogliere l’occasione per raccontarsi.

“Il coro femminile di Chilbury” di Jennifer Ryan e “La Treccia” di Laetitia Colombani sono davvero libri per il relax, leggeri nella scrittura ma non nei messaggi. Le pagine si girano velocemente così come il tempo sembra volare perché l’immedesimazione in quei personaggi femminili è stata per me inevitabile. Storie accattivanti, non tragiche, eventi a tratti reali ed emozioni tangibili. Forse sarà la mia empatia ma credo davvero che ci sia un potere sovrannaturale in ogni donna al di là del ruolo che poi riveste. Lo consiglio a chi ha voglia di evadere, a chi ha voglia di non sentirsi sola, a chi ha il desiderio di capire come fare ad uscire dalle proprie fatiche. 

Perché la lettura è sempre una porta aperta, decidete voi verso cosa.

Le cose non capitano mai per caso.

In una libreria per bambini in attesa di un appuntamento lontano dalla mia città, scorgo tra una miriade di immagini colorate lui "Mio fratello rincorre i dinosauri" di Giacomo Mazzariol. Poi leggo "storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più" e allora capisco che devo andare oltre la copertina. Proprio ora, nel momento in cui mi trovo a sostenere una madre che ha dato alla luce un bambino con anche lui qualcosa in più o in meno, questo lo lascio dire alla scienza, ma che ha stravolto interamente la sua vita. Per me è un bambino che dovrà essere aiutato a proteggersi dalla sguardo altrui ma prima di questo c'è bisogno di pensare a chi di lui si prenderà cura. Una donna conosciuta e accompagnata nella gioia dei gruppi post nascita "i caffè delle mamme" insieme alla sua primogenita e che ora, tutto quello che sapeva, a suo dire, non serve più a nulla e chiede a me conferme.

Giacomo a me ha insegnato molto, mi ha mostrato con lo stesso male di un pugno in faccia, la stessa emozione di una festa a sorpresa, le ambivalenze che la vita racchiude e che fa poi esplodere dentro di te. 

Giacomo non ha inventato nulla, è vero, ha raccontato la sua storia in maniera così semplice, accorata, onesta, viva da permettermi di capire come forse sostenere meglio chi queste situazioni le dovrà affrontare. Madre, padre, amico, ognuno di noi avrà, ne sono sicura, uno sguardo diverso dopo questa lettura.

Ecco perché le ho regalato questo libro, perché tra le righe possa leggere la sua versione di una storia anche per lei possibile, dove una vita con la disabilità è sostenibile prima se la si riconosce e con il tempo la si accetta nel profondo, le si da un nome giungendo a riconoscere che non coincide con la persona ma è una sua caratteristica.

Ci vorrà del tempo e dell'aiuto competente, che non è il mio, ma ce la farà e io sarò sempre lì a sostenerti!

L'amore è, a mio avviso, l'unica possibilità per ognuno di noi di salvarsi dallo sguardo indiscreto di chi non intende proteggerci.

Se proprio voi osservatori (parenti, amici, conoscenti e sconosciuti) dovete dire la vostra ad ogni costo fatelo dopo aver letto il libro "Adozione. Una famiglia che nasce" : breve, conciso, diretto. Perché in situazioni di adozione bisogna esattamente saper cosa dire, altrimenti fate quanto vi richiedono, può essere già di grande aiuto.

Un bel regalo per i futuri nonni adottivi, che a differenza dei genitori, non scelgono di diventarlo e che hanno bisogno di essere introdotti con parole calibrate in questo meravigliosa e faticosa avventura.

Loro che rappresentano le origini e che hanno la possibilità di far sentire tutti gli altri, compreso il bambino arrivato, appartenenti ad una storia fatta di legami e relazioni che danno senso e continuità all'esistere nel tempo.

Colleghi che vi occupate di adozione credo possa essere anche per voi un buon suggerimento per introdurli con maggior partecipazione all'interno dei percorsi di valutazione e post adozione.

Guizzino "ma non si può vivere così nella paura".

Questo libro come "Federico" è utile ai genitori ma anche ai colleghi. In questo periodo mi accorgo di quanto bisogno c'è di riprendere contatto con il buon senso!

Guizzino è l'unico pesce nero in un branco di pesci rossi, è l'unico che pensa di potersi inventare qualcosa pur di sopravvivere alle avversità del mare e che è necessario farlo per scoprine le bellezze nascoste.

Così un genitore deve riconoscere l'unicità del proprio figlio permettendogli di avventurarsi in terreni poco battuti e voi colleghi siate i pesci neri che decidono di andare anche contro corrente e di emergere dal nulla e dal piattume nei quali talvolta i Servizi vi affondano.

Genitori, insegnate ai vostri figli a nuotare insieme agli altri, perché il gruppo ha una forza disarmante, ma non per omologasi e confondersi ma per dare il proprio vitale contributo alla realizzazione di un desiderio che da singolo diventa anche di altri. Colleghi, non parlate male di chi fa il vostro lavoro solo per il gusto di farlo, fatelo se ci sono valide argomentazioni e studi approfonditi, imparate a lavorare in gruppo riconoscendo la competenza, professionalità e unicità di ognuno perché il risultato sia una soddisfazione che vi permette di sentirvi appartenenti a qualcosa di più gratificante del proprio narcisismo. 

Come vorrei che tutti i lavoratori leggessero questo libro!

Forse si porrebbero più domande prima di puntare il dito verso gli altri, tanto più quando quel lavoro è a loro sconosciuto.

Federico rappresenta me ed il mio percorso, lo leggo spesso in giornate formative.

Tanto di più ora che lavoro in libera professione portare le persone a riconoscere che c’è molto lavoro che spesso non si vede ma che è necessario per raggiungere gli obiettivi prefissati, non solo i miei ma quelli dei miei clienti, del mio gruppo di lavoro, comporta spesso notevole sforzi.

Lavoro da sola, tante volte in sinergia con le mie colleghe dello Studio Associato Integrato 6inEQUIPE con la convinzione che per gestire situazioni complesse serve un gruppo di professionisti che riconosce le competenze specifiche di ognuno, sapendole integrare al tempo debito.

Io, così come Federico, non smetto di credere e fare il mio lavoro nonostante molti pensano che non abbia nessun senso, valore e utilità.

“Non voglio applausi, non merito alloro. Ognuno, in fondo, fa il proprio lavoro”.

E anche voi cari Genitori tenetelo in considerazione perché è un buon insegnamento: riconoscere ai nostri figli la possibilità di essere quello che desiderano essere e non la realizzazione delle nostre aspettative.

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