“VORREI CHE ALMENO A NATALE MAMMA E PAPA’ STESSERO INSIEME”


Quello che Giulio voleva che facessi era provare a convincere la sua mamma e papà a stare sotto lo stesso tetto almeno per qualche ora quel giorno, senza pretese: per il pranzo o per la cena ma anche per la merenda. Desidera anche lui poter poi raccontare nel compito in classe che ha per le vacanze, di aver trascorso un Natale come quello dei suoi amici.

Sì, perché a Natale gli amici non sono tutti, i soliti, ma solo quelli che hanno un papà e una mamma che stanno insieme. Sposati o non, separati, divorziati non è questo che a lui interessa ma solo che quei genitori riescano per qualche ora a stare nella stessa stanza, perché capaci di abbassare le difese, deporre le armi e provare a dare a quel figlio il regalo di Natale che forse non chiede ma che desidera dal profondo del suo cuore.

Tanto da usare il pretesto del compito in classe perché non riesce a dirlo in modo diverso.

Non voglio dare consigli su cosa fare in queste situazioni, ne è pieno il web, ogni bambino ha una storia così delicata da essere ascoltata attentamente.

Voglio parlare di me e di quello che io faccio.

Mi sono dedicata per circa 15 anni a svolgere indagini per l’Autorità Giudiziaria quando i conflitti derivanti da separazioni e i divorzi non riuscivano a mettere minimamente al centro di nessuna decisione il bambino, anzi, diventava proprio lui il pretesto per rendere ogni parola motivo di scontro.

Per tutti questi anni ho regolamentato quel giorno in maniera insindacabile secondo le prescrizioni di un Giudice perché vani i tentativi di portare gli adulti a comprendere che le necessità quell’anno erano diverse, bisognose di attenzioni dovute ai cambiamenti.

Nulla “vigilia con il padre, Natale con la madre, ad anni alterni”.

Ma cosa voleva realmente quel bambino? Perché i suoi genitori non si sono mossi per tempo nel chiedere una modifica del provvedimento? Perché nei casi in cui si era Ente affidatario non si riusciva, se non in rarissimi casi, ad aiutare il genitore spettante di quel giorno a comprendere la reale necessità del figlio?

Vi garantisco che non si trattava in quei casi di capricci, di creare precedenti ma di riconoscere il bisogno di quel piccolo ad avere un Natale che lo facesse stare sereno, non felice, non si ambiva a tanto.

Ora con la libera professione e con tempi lavorativi diversi posso provare a convincere davvero quei genitori che chiedono a me di convincere il loro bambino e l’altro genitore a lasciargli il figlio a Natale, perché non c’è ancora nessun provvedimento del Tribunale e nessun accordo.

Ho la possibilità di prevenire il riproporsi di quelle centinai di situazioni che ho visto per così tanto tempo.

Nonostante la domanda di quel genitore sia profondamente sbagliata c’è la possibilità di agganciare degli adulti per aiutarli a comprendere quale sia il reale desiderio del figlio.

Colloqui con ciascun genitore ed in alcuni fortunati casi la possibilità di far accedere entrambi ad un percorso di mediazione familiare potrebbero essere davvero per me un bel regalo di Natale da fare a Giulio.

Quello che regalerò a Giulio, con la loro collaborazione dei suoi genitori, è un Natale in cui avrà una mamma e un papà che daranno i loro regali senza far commenti e apprezzamenti su quello più bello e desiderato. Una mamma ed un papà che senza dare false illusioni di un ricongiungimento sapranno scambiarsi auguri rispettosi. Una mamma ed un papà che con le loro nuove famiglie ricostituite sapranno trovare un modo per dedicarsi a quel bambino che da loro non si è diviso e che non deve dividersi da loro. Un bambino che sta imparando sulla sua pelle che gli adulti possono fare scelte che lui non condivide ma che deve imparare con il tempo ad accettare e forse a darvi un senso. Una mamma ed un papà che anche se per poco tempo gli hanno dimostrato che lui è la cosa migliore che loro hanno saputo fare insieme e che Babbo Natale non è riuscito a fargli un regalo più bello!

Buon Natale piccolo Giulio e grazie per avermi raccontato il tuo desiderio!

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